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DRONE10

La produzione del vigneto la stima il drone

Terrasharp è una startup che sta sviluppando servizi innovativi per le aziende vitivinicole: dall’identificazione delle fallanze e delle piante malate fino alla stima della produttività. Tutto grazie al drone

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Il drone della Dji impiegato da Terrasharp
Fonte foto: Agronotizie

I droni sono strumenti affascinanti che lentamente stanno entrando nelle aziende agricole italiane. Si tratta di velivoli senza pilota, guidati in remoto o gestiti attraverso piani di volo predefiniti, che possono coprire grandi superfici di territorio trasportando sensori o diverse tipologie di attrezzature, ad esempio per la distribuzione di mezzi tecnici.

Se il drone è un ‘semplice’ mezzo di trasporto è il sensore che si monta e gli algoritmi di analisi dei dati a fare la differenza. Terrasharp è una startup milanese che opera in Italia, Romania e Sudafrica offrendo servizi di digital agriculture nel settore vitivinicolo, come illustrato durante un evento in campo che si è tenuto il 23 luglio scorso presso l’azienda agricola Monte Marco di Soave (Verona).

I partecipanti all’evento hanno potuto assistere al sorvolo del vigneto da parte del drone equipaggiato con un sensore multispettrale Sentera che oltre ad offrire una elevata precisione (circa 3,5 centimetri per pixel a 120 metri di altitudine) non necessita neppure di calibrazione, operando anche in condizioni di luce variabile, come nel caso di cielo parzialmente nuvoloso.

Il sensore montato sul drone di Terrasharp
Il sensore montato sul drone di Terrasharp

Il drone per la viticoltura di precisione

Il primo servizio che offre Terrasharp è quello di individuazione delle fallanze. Un algoritmo di riconoscimento delle immagini individua quali sono i punti del filare dove la pianta è disseccata e lo segnala su una mappa. In questo modo l’agricoltore, grazie ad un semplice smartphone, può geolocalizzare il punto e intervenire velocemente per sostituire le piante morte.

Il secondo servizio riguarda invece la produzione di mappe di vigore. La camera multispettrale montata sotto il drone raccoglie infatti la luce riflessa dalle piante e, attraverso un software di analisi sviluppato internamente, Terrasharp è in grado di mappare la vigna in due o più aree di vigore omogenee.

La creazione delle mappe è alla base di un approccio di precision farmingche permette di mettere in atto una lunga serie di attività volte ad ottimizzare la produzione. Si va dalla concimazione di precisione fino alla vendemmia a rateo variabile passando per la difesa.

Un esempio di mappa di vigore ottenuta grazie ai dati raccolti dal drone
Un esempio di mappa di vigore ottenuta grazie ai dati raccolti dal drone

Il drone per l’individuazione delle fitopatologie

Ma Terrasharp, spinoff dell’azienda Greensharp, attiva nello sviluppo di soluzioni IT per le aziende, sta lavorando ad altri servizi. Uno di questi riguarda l’individuazione delle piante colpite da flavescenza dorata e dal mal dell’esca.

Sfruttando le foto aeree scattate dal drone il software che la startup sta sviluppando è in grado di individuare le piante malate grazie alla alterazione della colorazione delle foglie, che nelle piante infette assumono un colore rosso-marrone. Tenendo conto del periodo in cui la malattia presenta i sintomi il software dovrebbe essere poi in grado di distinguere tra mal dell’esca e flavescenza dorata. Un grosso limite a questa tecnologia è il fatto che possa essere applicata esclusivamente alle uve a bacca rossa, perché in quelle a bacca bianca le malattie non presentano una decolorazione delle foglie apprezzabile.

Tre barbatelle piantate dopo l'eradicazione di tre viti colpite dal mal dell'esca
Tre barbatelle piantate dopo l’eradicazione di tre viti colpite dal mal dell’esca

Da una collaborazione con Perfrutto, startup bolognese di cui abbiamo parlato in questo articolo, sta invece prendendo corpo un servizio in grado di stimare la produttività di un vigneto ad inizio stagione. Ancora una volta ci si basa sulle mappe di vigore prodotte grazie ai dati rilevati dal drone. Nelle aree omogenee vengono effettuati dei rilevamenti in loco per campionare la produttività della singola pianta. Partendo da questi dati si procede poi a stimare la produttività dell’area a vigore omogeneo a fine stagione.

Se i campionamenti oggi vengono fatti attraverso l’uso di fotocamere e alla pesatura dei grappoli, in futuro tutto passerà dallo smartphone del viticoltore. L’idea è che ognuno potrà andare in campo e, scattando una foto alla pianta, rilevare con buona precisione la quantità di frutti presenti sulla vite.

Gli ostacoli lungo il volo del drone

L’utilizzo dei droni in agricoltura ha delle potenzialità enormi perché permette di abilitare ad un costo contenuto un approccio di ‘precisione’ all’agricoltura. Tuttavia ci sono ancora degli ostacoli da sormontare affinché il loro utilizzo si diffonda. Uno è sicuramente quello culturale. Molti agricoltori infatti sono scettici in maniera preconcetta verso l’innovazione anche se questo non dipende dall’età anagrafica o dalla posizione geografica.

C’è poi un tema di rapporto costi-benefici che deve essere analizzato caso per caso e che non sempre offre dei margini tali da giustificare l’utilizzo dei droni. Infine c’è la questione normativa: ad oggi i limiti al volo dei velivoli senza pilota sono molto stringenti, senza contare che la normativa vieta l’applicazione di agrofarmaci con mezzi aerei. E dunque si preclude al vasto settore della difesa l’utilizzo di un mezzo che per le sue caratteristiche intrinseche potrebbe garantire un’elevata precisione dell’applicazione ed una bassa deriva.

© AgroNotizie – riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Tommaso Cinquemani

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